Chiesa di San Salvatore de Drapparia
Chiese e Cappelle

CHIESA DI SAN SALVATORE DE DRAPPARIA

 

La Chiesa di San Salvatore de Drapparia è un'antico edificio di culto del Rione Antica Corte del centro storico di Salerno.

 

La chiesa è riportata in alcuni opuscoli e guide come San Salvatore de Fundaco o de Dogana in seguito ad un errore di alcuni studiosi. L'equivoco nacque perchè, in un documento del 1268, si descrive il tempio di de Fundaco posto vicino ad archi e quindi si pensò, erroneamente, all'Arco di Arechi, ignorando però che, nello stesso documento, si faceva riferimento alla via Giudaica e che quindi quella cappella sorgeva più a sud dell'attuale Chiesa di San salvatore de Drapparia.

 

Si trattava quindi di edifici di culto distinti e, quello individuato come de Fundaco, fu sconsacrato nel 1616 e non se ne hanno più notizie dal XVII secolo.

In realtà esisteva anche una terza Chiesa intitolata a San Salvatore e detta in de Coriariis e di cui si hanno notizie a partire dal XIII e fino al XVII secolo.

 

Nel 1423 fu consacrato un oratorio in onore del Salvatore, finanziato da un nobile del Seggio di Portanova, un certo Pacilio Surdo. Agli inizi del XVI secolo vi si trasferisce la confraternita dei mastri sartori e, nel 1575, l'edificio viene detto di San Salvatore de Drapparia. Tra il 1580 ed il 1585 il tempio viene ristrutturato ed ampliato assumendo l'attuale configurazione.

 

Nel 1990 al suo interno si sono svolti operazioni di scavo, condotte dall'archeologo Paolo Peduto e tese alla ricerca di resti dell'antica Reggia longobarda di Arechi II. Si sono così portate alla luce i resti di una struttura termale romana del I-II secolo, delle mura di epoca Longobarda ed una serie di monete costituite da 51 follari di rame, 6 denari d’argento e 7 tarì d’oro.

 

La facciata è divisa in due ordini: il primo con lesene laterali che incorniciano il portale, sormontato da tre teste di cherubini in marmo e sovrastato da un timpano spezzato, il secondo con timpano curvilineo e cornicione aggettante. In cima, sulla sinistra, è presente una piccola cella campanaria.

 

L'interno, a pianta ottagonale e chiuso da un'ampia cupola con lanterna, è in stile barocco assunto durante i lavori eseguiti nel 1719 dal maestro stuccatore Antonio Martinetti. Sugli altari sono posizionati tre bei dipinti di Filippo Pennino.

 

Indirizzo: via dei Mercanti

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