Palazzo Barone
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Architettura Tra Due Guerre

PALAZZO BARONE

(Villa Barone)

 

Palazzo (o Villa) Barone è il risultato dell’incontro costruttivo tra una committenza colta e facoltosa e progettisti capaci e inclini alla sperimentazione.

L’alta struttura domina l’intero Quartiere Porto e fu progettata su incarico del cav. Antonio Barone dall’arch. Matteo D’Agostino, supportato nella componente strutturale dall’ing. Mario Siniscalchi.

 

Per massimizzare le ridotte opportunità offerte dalle dimensioni del lotto edificatorio, i due progettisti proposero una struttura sviluppata in altezza dalle forme medievali modernizzate, studiato per rispondere alla duplice destinazione d’uso: albergo di lusso e civile abitazione.Il risultato è una rielaborazione in chiave contemporanea dei castelli medievali.

Abbiamo dunque un massiccio basamento composto dal piano terra e dall’ammezzato, rivestito in pietra lavica e caratterizzati da una pianta più ampia rispetto alla struttura soprastante. Il piano terra si distingue per il portale a sesto acuto incorniciato da inserti in travertino, finemente decorato e chiuso in una chiave di volta a testa di leone. Sui due lati si dispongono asimmetricamente le restanti cinque aperture, richiamanti gli stessi motivi del portale.

L’ammezzato è invece decorato con archetti e mensole che incorniciano le innumerevoli aperture oltre a fare da supporto per la balaustra del soprastante terrazzo. Tutto l’ammezzato è sottolineato da un fregio in cui compaiono gli stemmi delle nobili famiglie salernitane.

 

Arretrato rispetto al basamento è la soprastante struttura, tematicamente differente dai due livelli inferiori. Il piano di terrazza, rivestito in pietra artificiale tipo travertino di Fajano, fu studiato per suddividere gli ambienti pubblici da quelli privati e, nel caso di destinazione ricettiva, sarebbe stato destinato ad Hall con accesso diretto alla rampa di collegamento al piano viario sottostante.

L’intera struttura superiore compreso il torrino centrale e l’alta torre di facciata, si caratterizzano per l’elegante rivestimento in laterizio sottolineato dai dettagli tipo travertino e dall’alternanza delle aperture bifore, trifore e quadrifore con colonnine tortili ed archi a sesto acuto e intrecciati, realizzati nella medesima pietra artificiale. Sia il corpo edilizio principale che le torrette terminano con merlature a fare da cornicione.

La torre, che raggiunge la ragguardevole altezza di 31 metri, sporge di 1,50 mt alleggerendo con la sua altezza l’imponenza del fabbricato.

 

Particolare attenzione va data alle decorazioni, accuratamente scelte dal committente e studiate per rendere omaggio alla storia della città di Salerno: i leoni posti a decoro del portale d’ingresso e in altri punti strategici della struttura sono un chiaro rimando alla Porta dei Leoni della Cattedrale; gli archetti della loggetta rimandano agli archi intrecciati del normanno Palazzo Fruscione; gli archi a sesto acuto sono un richiamo fortissimo alla tradizione islamico-bizantina che ben si mostra nei vicoli del Centro Storico.

Tutti questi dettagli, oltre al già citato fregio in cui sono raccolti gli stemmi della nobiltà salernitana, rendono il Palazzo una eccezionale sintesi di quella architettura eccentrica di cui si fece portavoce, sul piano nazionale, Gino Coppedè e, in ambito locale, Matteo D’Agostino, degno erede di una famiglia di artisti di secolare tradizione.

 

Nei giorni di Salerno Capitale l'edificio fu per breve tempo sede del Ministero degli esteri, in seguito spostato negli spazi di Palazzo Mobilio per la mancanza di spazi adeguati alle necessità del personale operativo. Il re d'Italia Vittorio Emanuele III nel 1944 espresse giudizi positivi sulla sua estetica, apprezzandone particolarmente gli "eccessi" decorativi ed la posizione dominante sul Porto di Salerno ed il golfo.

 

Indirizzo: via Benedetto Croce, 34

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