Biblioteca Provinciale
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BIBLIOTECA PROVINCIALE

 

La Biblioteca Provinciale di Salerno, la più antica tra le biblioteche provinciali d'Italia, fu fondata nel 1843, con deliberazione del Consiglio Provinciale di Salerno e ratifica di S.A.R. Ferdinando II di Borbone, presso il Real Liceo "Torquato Tasso" per opera di Francesco Cerenza, che dono' 500 volumi della sua biblioteca privata. Al Cerenza subentrò nell'incarico il bibliotecario Francesco Linguiti che compilò il primo catalogo a stampa, nel quale venivano elencati 6840 volumi.

Nel 1910, la Biblioteca fu trasferita a Palazzo Pinto in via Mercanti e nel 1911 assunse l'incarico di direttore Andrea Sinno che, nonostante gli eventi bellici, riuscì a preservare gran parte del patrimonio librario. Nel 1961, per la minaccia di crollo del fatiscente Palazzo Pinto, il direttore Antonio Colombis decise il trasferimento della Biblioteca a Palazzo Migliaccio - Grasso in via Roma, mentre veniva deliberata la costruzione della nuova sede della Biblioteca in via Laspro.

Gli anni dal 1973 al 1982 furono ricchi di iniziative culturali, cui diede impulso il direttore Pietro Borraro, giornalista e scrittore. Nel periodo successivo la Biblioteca, a causa di problemi connessi alla sicurezza dell'edificio, subì alterne vicende, rimanendo chiusa al pubblico per lungo tempo. Aperta definitivamente nel 1995 per volontà dell'Amministrazione Provinciale, svolge oggi un importante ruolo di polo culturale nell'ambito del territorio provinciale.

Il patrimonio bibliotecario è suddiviso in 6 divisioni: Salernitana; Periodici; Ragazzi; Emeroteca; Manocritti e Rari; Nuove Accessioni.

 

La Divisione Salernitana, sita al 5° Piano, è la sezione che caratterizza maggiormente l'Istituto raccogliendo pubblicazioni, quotidiani e riviste che documentano la storia, i fatti e le vicende del Mezzogiorno d'Italia ed in modo particolare della nostra provincia. Nella Torre Libraria, accessibile al solo personale, sono presenti importantissime monografie sulla storia dei Comuni e delle Province meridionali. Tra queste si ricordano l'Historia della città e del Regno di Napoli del Summonte, la Miscellanea Amalfitana di Matteo Camera e il Codex Diplomaticus Cavensis.

Qui sono siti anche i 14 fondi librari recanti il nome dei donatori. Tra questi i più consistenti sono il Fondo Guariglia, con circa 10.000 volumi a prevalente carattere storico, locale e meridionale, e giuridico, il Fondo Zottoli, di circa 8.000 volumi a tema filologico, letterario, storico e scientifico, il Fondo Capasso, costituito da circa mille volumi, alcuni dei quali manoscritti, di genere matematico, letterario e favolistico, il Fondo Pinto, di circa mille volumi, in prevalenza a tema storico-letterarie, nonché 234 pergamene, manoscritti salernitani e giornali; il Fondo Cappelli di circa mille volumi, compresi gli opuscoli, attinenti alla storia di Roma, all'arte militare, alla letteratura ed alla storia napoletana.

 

I manoscritti sono 430, di cui i più antichi sono un Rituale pergamenaceo e il Codice delle Consuetudines Civitatis Amalfie, entrambi del XV secolo. Le pergamene, databili dal 993 al 1761, provengono in maggioranza dal Monastero Benedettino di S. Giorgio di Salerno. Il nucleo dei libri antichi a stampa si compone in larga parte dei volumi confluiti dai fondi di alcuni monasteri soppressi presenti sul territorio insieme ad un discreto numero di opere giunte attraverso lasciti privati (in particolare i fondi Cerenza e Zottoli). Gli Incunaboli conservati sono complessivamente 87 per 80 edizioni e riguardano in prevalenza opere di filosofia e teologia relative al francescanesimo (tra cui gli scritti di Alessandro di Hales) e allo scotismo, scritti dei Padri della Chiesa (trattati dei santi Girolamo, Gregorio Magno e Agostino). Insieme alle opere legate alla fortuna dei saperi logici e teologici diffusi nel tardo Medioevo, non mancano trattati di medicina, astronomia ed ottica (la Sphera mundi di Giovanni di Sacrobosco, il Lilium medicinae di Bernard de Gordon) ed una piccola sezione di classici latini (Lucio Apuleio, Cicerone, Plutarco).

Tra gli esemplari di particolare pregio sono una Divina Commedia commentata da Cristoforo Landino del 1491, uno dei tre esemplari esistenti delle Favole di Esopo stampate a l’Aquila nel 1493 e l’unica copia attestata in una biblioteca italiana del Llibre dels angels del teologo e predicatore spagnolo Francisco Eiximenis, un trattato sulla natura degli angeli stampato a Barcellona nel 1494.

Le edizioni del XVI secolo sono circa 1211, per un totale di ca. 1500 esemplari, e riguardano opere di argomento religioso, filosofico, letterario, medico e giuridico. Il corpus dei trattati di medicina e botanica, insieme a tre edizioni del Regimen sanitatis (tra queste, una stampata a Francoforte nel 1557, particolarmente ricca dal punto di vista iconografico), presenta i più diffusi testi di studio e commento ai classici della medicina greca ed araba adottati in Europa. Da segnalare, inoltre, il trattato Libellus de pulsibus del salernitano Paolo Grisignano, che si evidenzia per essere una delle poche testimonianze dell’attività tipografica a Salerno.

Estremamente consistenti sono le Seicentine (circa 2434 edizioni, per un totale di ca. 3000 esemplari), prevalentemente a tema scientifico, e il fondo delle Settecentine, pari a circa 7000 esemplari, di grande importanza non solo per numero di volumi ma anche per la tipicità delle opere conservate, testimoni dello spirito erudito del tempo e legate, in buona parte, alla storia culturale dell’Italia meridionale.

 

APERTURA

Giorni di apertura: dal Lunedì al Venerdì (chiuso Sabato e Domenica)

Orario di apertura: 9.00 - 13.20 / 14.20 - 15.20

Ingresso: Libero e Gratuito

 

Indirizzo: via Valerio Laspro, 1 | tel. 089 250 623 | email: ill.biblioteca@provincia.salerno.it | web: www.biblioteca.provincia.salerno.it

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