Acquedotto Romano di Largo Andrea Sinno
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ACQUEDOTTO ROMANO DI LARGO A. SINNO

 

Negli anni '90 tutto l'asse viario che dal quartiere Fratte conduce fino al centro cittadino è stato sottoposto ad un progressivo lavoro di riqualificazione urbana e di ristrutturazione architettonica. E' quest'ultimo il caso che ha interessato il Largo Andrea Sinno, posto alla conluenza di cinque strade (le vie Gelso, Francesco Crispi, Salvatore Calenda, Luigi de Marzia e del Carmine).

L'intervento operato fu di demolizione di un fabbricato fatiscente con la realizzazione di un nuovo edificio residenziale e commerciale. L'occasione fu di grande utilità anche per il recupero fruitivo dei ruderi dell'antico acquedotto romano che serviva la città di Salerno.

 

Dell'acquedotto è oggi visibile solo un moncone di circa sei/sette metri, protetto da una tettoia in plexiglass e parzialmente inglobato nel muro perimetrale dell'edificio

ma la sua osservazione è, per la posizione ad altezza uomo, decisamente interessante per comprenderne la qualità costruttiva

 

Le capacità ingegneristiche dei Romani è fatto noto, ma in campo idraulico la loro tecnica è sorprendentemente avanzata tanto che, per ottenere gli stessi risultati, dovrà passare circa un millennio dopo la caduta dell'impero.

Ma la qualità del lavoro sull'approvvigionamento idrico romano va ben oltre l'impresa ingegneristica. I romani infatti sceglievano attentamente le sorgenti valutandone la purezza, il sapore, la temperatura, le eventuali proprietà medicamentose e la limpidezza. Le fonti dovevano inoltre essere inaccessibili all'inquinamento e prive di muschi e canne. Per testarne le proprietà si procedeva con campioni posti in contenitori di bronzo con cui si valutava la capacità corrosiva, l'effervescenza, la viscosità, la presenza di corpi estranei ed il punto di ebollizione.

 

Trovata la fonte si procedeva al lavoro ingegneristico con la realizzazione di sofisticati impianti canalizzati interrati, in superficie e con strutture in elevazioni, tutto realizzato in modo da far scorrere l'acqua con la sola forza di gravità. L'alta precisione raggiunta dagli ingegneri permetteva di ottenere un percorso, talvolta straodinariamente lungo (come l'acquedotto di Serino che trasportava l'acqua alla città di Napoli attraverso un percorso di circa 90km), in cui la pendenza media è sempre di circa il 2%.

 

Il condotto, o specus, era generalmente a sezione rettangolare ed era realizzato in modo da evitare qualsiasi tipo di contaminazione da parte di agenti esterni, e per fare ciò il condotto era posto in modo da mantenere una distanza di 5 piedi (148,5cm) dalle strutture circostanti in ambito urbano, e di 15 piedi (445,5cm) per le condotte di campagna non sopraelevate.

 

Indirizzo: Largo Andrea Sinno

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