Palazzo Barracano
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PALAZZO BARRACANO

 

La storia di Palazzo Barracano è indissolubilmente legata alla svolta moderna della città.

 

Il palazzo fu il primo di rilievo edificato sul costruendo Corso Vittorio Emanuele (sviluppatosi tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento), voluto da Luigi Vincenzo Francesco Barracano come riconoscimento materiale all'ascesa economica familiare.

Con Luigi V.F. infatti la famiglia Barracano passò dal piccolo commercio di prossimità al grande commercio internazionale, evidenziandosi come i principali fautori dell'internazionalizzazione del piccolo scalo portuale cittadino, di fatto divenuto tappa importante nei traffici mercantili tra il giovane Regno d'Italia e i Paesi orientali.

 

L'importanza della famiglia Barracano andava però ben oltre il commercio, estendendosi alle attività industriali, in

particolare legate all'edilizia: Barracano fondò nel 1909 la S.A.Ce. Società Anonima Cementi, in seguito confluita nell'Italcementi di Bergamo, e salvò la SALID, fabbrica di laterizi sita sulla strada verso il quartiere periferico di Fratte.

 

L'edificio, realizzato nella prima metà degli anni '10 del Novecento, si presenta con un elegante "vestito" neorinascimentale progettato dall'Ing. Domenico Lorito il quale configurò i prospetti, disposti su tre livelli, con evidenti richiami manieristi, particolarmente incisivi nel risaltare le aperture sui due livelli superiori attraverso timpani arcuati e lesene in stile corinzio. Due notevoli cornici marcapiano raccordano con efficacia gli aggetti del balconcini poggianti su mensole a volute e chiusi da balaustre in muratura.

 

Particolare la soluzione degli scuri delle portefinestre i quali scorrono all'interno della muratura scomparendo alla vista. Tale soluzione viene ripresa in diversi edifici della città in modo particolare quelli della palazzata Liberty del Lungomare.

 

Fino alla seconda guerra mondiale l'edificio, che per alcuni anni durante il ventennio fascista fu anche sede del Provveditorato agli Studi, era arricchito da un bel giardino chiuso da un elegante cancellata in ferro battuto a motivi floreali, progettata dallo stesso Lorito e in seguito rimossa per volere del governo fascista al fine di alimentare l'industria bellica, carente di materia prima per la produzione di cannoni e armamenti. Oggi lo spazio un tempo occupato dal giardino è chiamato Largo Barracano.

 

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele II, 121

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