Palazzo Migliaccio
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PALAZZO MIGLIACCIO

 

L'elegante edificio posto sulla via Roma è il risultato di ampliamenti avvenuti in epoche successive.

Il nucleo originario risale al Cinquecento e consiste nella parte più interna del fabbricato, con ingresso dall'attuale via Masuccio Salernitano e, all'epoca dell'edificazione, adiacente alle antiche mura difensive ed alla Porta degli Angeli.

 

Un primo ampliamento avviene nel Seicento con l'acquisizione di alcuni magazzini adiacenti, addossati alle mura di cinta, ma è solo nel Settecento che, con il passaggio di proprietà alla famiglia Battista, si ha una prima ristrutturazione radicale in stile rococò.

 

Il progetto promosso dai Battista, riconducibile al progettista napoletano Giovanni Martino Buonocore (autore tra l'altro del maestoso portale di Palazzo Carafa

della Spina a Napoli), dona all'edificio la bellascala a tenaglia con logge rettilinee rette da archi e volte a crociera, tipologia all'epoca utilizzata quale alternativa alle "ali di falco" di scuola sanfeliciana, che ancora oggi è possibile ammirare all'interno della prima delle due corti in cui è suddiviso l'edificio.

 

Nella seconda metà del Settecento la fabbrica, ampliata ed abbellita dai Battista, viene acquistata dalla famiglia Migliaccio di Napoli, trasferitisi in città nei primi anni del '700 quando il Cavaliere Aniello Migliaccio fu nominato guardiano della Regia Dogana di Salerno.

I Migliaccio, associatisi a metà del Settecento all'editore napoletano Don Nicola Migliaccio, avviò a Salerno una fruttuosa attività di stamperia che ben presto divenne tra le principali attività economiche della città. Già nei primi anni dell'800 infatti la stamperia si trasforma in tipografia di successo espandendo la propria attività con l'apertura di filiali in altre aree del Regno delle due Sicilie come nella capitale Napoli e nella città calabrese di Catanzaro.

 

In ragione di questo successo si procede con l'ampliamento del palazzo di famiglia. Negli anni '40 dell'Ottocento il cav. Raffale Migliaccio acquisisce l'adiacente proprietà della famiglia Grasso e da questo atto si avvia l'ampliamento con la costruzione di una nuova ala sul fronte di via delle Calabrie (odierna via Roma) con un progetto attribuibile all'ing. Michele Santoro.

Con la nuova configurazione il progettista dona all'edificio un aspetto in linea con le nuove tecniche edilizie intervenendo anche con importanti aggiornamenti strutturali, rinforzando i solai con travi in ferro a doppia T.

 

Esteticamente infine l'edificio acquisisce una fisionomia in linea con il gusto dell'epoca sottolineata dal portale sovrastatao dalla bella ed elegante decorazione mentre i quattro livelli sovrastanti il piano terra sono scanditi da austere lesene e cornici marcapiano che, insieme ai grandi balconi, evidenziano la notevole altezza dei livelli (oltre 4 metri ciascuno). Gli stessi balconi sono l'omaggio più evidente all'importante progresso tecnico e tecnologico che il Regno stava inseguendo: ampie soglie in marmo fortemente aggettanti sono sorrette da eleganti appoggi in ferro di produzione locale (Salerno, oltre che importante città commerciale e principale centro tessile del regno borbonico, era anche centro siderurgico di priparia importanza).

 

Nel 1860 nei laboratori tipografici Migliaccio fu edita la prima traduzione italiana della Logica di Immanuel Kant, tradotta dall'originale tedesco da Alfonso Maria De Carlo.

 

Indirizzo: via Roma, 28

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