Reggia di Arechi II
Palazzi Storici

REGGIA DI ARECHI II

 

Arechi II, quando trasferì a Salerno il centro del suo potere, costruì per sé e per il suo governo una magnifica residenza nel centro della città, a ridosso delle mura prospicienti il mare, e verso la parte a monte pose una sua cappella privata dedicata ai santi Pietro e Paolo.

Le magnificenze e le ricche decorazioni del Sacro Palazzo (così chiamato dai salernitani poiché in esso era custodito ciò che di più prezioso possedevano: il loro sovrano, il “Rifondatore di Salerno”, che scelse di vivere a stretto contatto con la sua gente piuttosto che rifugiarsi nella fortezza che pure porta il suo nome) “sono descritte da Paolo Diacono e dall'Anonimo Salernitano nel Chronicon, ma poco si sa delle effettive dimensioni di quello che doveva essere un complesso edilizio di cui facevano parte più edifici con varie funzioni pubbliche e amministrative.

 

Al giorno d'oggi di questo immenso Complesso è infatti riemerso solo l’ipogeo e la Cappella palatina, ma alla fine del 700 d.C. in quest’area, non a caso denominata Antica Corte, si ergeva un palazzo principesco che qualcuno, affermava avere ispirato la reggia di Carlo Magno ad Aquisgrana.

L'area del Palazzo doveva estendersi dal rione dei Barbuti al Vicolo Pietra del Pesce ed era disposto in senso longitudinale secondo una direzione nord-sud; il lato nord era allineato con l'attuale parete settentrionale della chiesa di S. Pietro a Corte; il lato sud doveva coincidere con il vicolo Pietra del Pesce; il lato est era probabilmente poco oltre l'attuale Largo Antica Corte; il lato ovest doveva coincidere con l'allineamento della facciata occidentale della chiesa palatina con la via Pietra del Pesce. Su questa ultima delimitazione si sono avuti di recente alcune conferme in base a saggi sulle murature dell’edificio adiacente alla Cappella Palatina, con accesso dal Largo S. Pietro a Corte, e che in buona parte ha occupato l’area del Palazzo. Su questa parete che corrisponde alla prosecuzione sud della facciata ovest della Cappella Palatina, sono state rinvenute nel corso di recenti lavori condotti dalla Soprintendenza le tracce della sequenza di monofore che dovevano costituire il famoso loggiato del Palazzo aperto verso occidente, che completa i tratti della loggia già messi in luce negli anni '70, scompartita da archi in mattoni poggianti su pulvini, capitelli e colonne marmoree di spoglio. Il loggiato è completato da una graziosa bifora, posta sulla facciata nord verso lo spigolo occidentale della Cappella, composta da archi in mattoni a tutto sesto, pulvino sorretto da un capitello altomedioevale e colonna marmorea di spoglio.

La loggia si affacciava verso la parte occidentale della città su di un'ampia "platea", percorsa da un impluvio naturale continuamente alimentato e corrispondente all'attuale Via dei Canali, posta a circa dieci, dodici metri al disotto del "piano nobile" del Palazzo, contribuendo a rendere la reggia ancora più imponente ma, nello stesso tempo, "aperta" verso la città.

Proprio la Loggia era il primo elemento della città a “colpire” i naviganti in ingresso al porto che, a quel tempo, era uno dei centri pulsanti delle attività mercantili mediterranee.

 

Gli aritifices longobardi innalzarono il Palazzo poggiando le fondamenta su un Complesso termale romano di età imperiale di cui oggi si vede solo il frigidarium. Abbandonato per un alluvione, l’ambiente era stato riutilizzato qualche secolo dopo, come luogo di culto e cimitero paleocristiano ed i nomi incisi sulle lapidi danno l’idea della varietà delle popolazioni presenti nella città: latine, greche, gote, bizantine.

Il resto del Palazzo si svolgeva verso sud sempre posto ad una quota sopraelevata rispetto ai piani viari: gli assi stradali di Via Dogana Vecchia, Via G. Da Procida e Via P. Fasanella venivano superati da un sistema di archi (segnalati da colonne di spoglio) che consentivano di mantenere l'unità funzionale del Palazzo che si andava a sovrapporre ed in parte a sostituire a precedenti edifici.

Recenti lavori eseguiti nell'edificio con ingresso dalla Via Arechi 17 hanno messo in evidenza interessanti tracce riconducibili al complesso palaziale arechiano. In particolare, è stata individuata una muratura interna all'edificio, parallela alla facciata su Via Arechi, di dimensioni notevolmente maggiori rispetto alle altre (oltre un metro), composta di blocchi lapidei squadrati portati fino all'ultimo piano dell'attuale edificio. Questi elementi tipologici, atipici rispetto alle murature più povere e sicuramente più recenti delle altre parti adiacenti, lasciano supporre l'appartenenza di questo tratto di muro ad un complesso edilizio di maggiore importanza.

 

Indirizzo: Largo San Pietro a Corte

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