Il Castello di Arechi II
Sistema Difensivo

CASTELLO DI ARECHI II

 

Il Castello di Arechi è un castello medievale, situato ad un'altezza di circa 300 metri sul livello del mare, che domina la città ed il golfo di Salerno. È detto di Arechi perché la costruzione di questa fortificazione si associa, tradizionalmente, al duca longobardo Arechi II.

"Il De Angelis, basandosi su testi di Strabone e Livio fece risalire il castello all'età classica e M. Fiore ripropose la stessa datazione asserendo che nel III sec. Roma fortificò Salerno, già sua colonia, con un castello-Castrum-eretto in cima al monte Bonadies".

 

La più antica fase costruttiva, secondo alcune indagini archeologiche, risale al VI secolo ed è opera di maestranze goto-bizantine ai tempi di Narsete. Altri studiosi invece affermano che una prima fortificazione sul colle Bonadies fu costruita nel III secolo, in epoca tardo-romana.

Il castello, tuttavia, assunse grande importanza militare nell'VIII secolo, con il principe longobardo Arechi II che, seppure non introdusse particolari modifiche al fortilizio, ne fece il cardine del sistema difensivo della città. Nel 774 questo principe considerò la posizione strategica della città e fece di Salerno la residenza della corte del ducato di Benevento. La città infatti rappresentava una testa di ponte per i commerci e per il controllo dei traffici con gli altri territori del Mediterraneo. Di qui la sua attenzione alle fortificazioni: il castello divenne il vertice di un sistema difensivo triangolare, le mura calavano giù lungo i pendii del colle Bonadies cingendo di fatto tutta l'antica Salernum fino al mare.

 

Il castello e la cinta resero Salerno "per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa", come testimonia Paolo Diacono nella sua "Historia Longobardorum". Di fatti la città non fu mai espugnata, anche nel 1077 quando l'ultimo principe longobardo, Gisulfo II, si difese strenuamente contro l'assedio del normanno Roberto il Guiscardo, prima di arrendersi per mancanza di viveri.

In epoca normanna, angioina ed aragonese si ebbero molti ampliamenti della fortificazione.

Nel 1820, nel castello ebbe luogo una congiura carbonara, con l'intento di causare un'insurrezione popolare; ma a causa del tradimento di un affiliato, fallì tutto.

Dopo un lungo periodo di semi abbandono in seguito all'unità d'Italia, il castello, al tempo proprietà privata ed abitato da una famiglia di fattori, divenne, per volontà del presidente Girolamo Bottiglieri, nel 1960 proprietà della Provincia di Salerno che ne cominciò i lavori di restauro. Recentemente (2001) è stata riaperta anche la vicina Bastiglia.

Il 1 marzo 1992 le Poste Italiane gli hanno dedicato un francobollo.

 

Il castello attualmente è costituito da una sezione centrale protetta da torri, unite tra di loro con una cinta muraria merlata.

Al periodo normanno-angioino appartiene la torre cosiddetta della Bastiglia, su una collina che sovrasta il monte Bonadies a settentrione; costruita per assicurare il controllo del castello sul versante Nord, fu così chiamata nell'800 perché ritenuta erroneamente una prigione (le vere carceri erano nel castello stesso).

 

Curiosità

- Il colle su cui sorge il castello è chiamato "Bonadies" ("buongiorno"), poiché all'alba - essendo la parte più alta della città - il sole che sorgeva da est ne illuminava per primo il vertice.

- Grazie all'impervietà della sua collocazione, il castello è sempre rimasto inespugnato. Attualmente boscosa, nel Medioevo la collina era completamente priva di alberi, onde facilitare l'avvistamento di chi ne compisse l'ascensione. Durante gli assedi, dal castello venivano lanciate, o lasciate semplicemente rotolare, grosse pietre con delle possenti macchine.

- Come in tutte le leggende romantiche riguardanti i vecchi castelli, una tradizione vuole che esistano uno o più passaggi segreti che collegano il castello con le antiche torri d'avvistamento delle mura, soprattutto, col Forte La Carnale. Non mancano, poi, storie di fantasmi.

- Una tragedia di Ugo Foscolo, la Ricciarda, è ambientata nel Castello di Arechi. L'autore ne fu ispirato durante una breve visita a Salerno nel 1812.

- Il Castello, nel corso dei secoli, è stato più volte chiamato in maniera differente: "il castello" semplicemente, "il castellaccio", "il castello principale" (per distinguerlo dalle altre fortificazioni "secondarie"), "la torre maggiore" o "torre", "la rocca". Il toponimo più ricorrente è "Castello di Arechi II".

 

APERTURA

Giorni di apertura: dal Martedì alla Domenica

Orario di apertura: 9.00 - 17.00

Ingresso: € 5,00 (intero); € 2,50 (Ridotto per fascia di età 18-25 anni e per gruppi di almeno 15 persone); Gratuito per minorenni, adulti di oltre 65 anni, docenti in Storia dell'Arte, studenti di percorsi universitari riconducibili allo studio della storia e dell'architettura, per i disabili e loro accompagnatore etc. (per un elenco esaustivo visitare il sito web ufficiale della società di gestione del Monumento).

 

Indirizzo: via Croce | tel. 089 296 4015 | email: info@castelloarechi.it | web: www.ilcastellodiarechi.it

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