Festa di San Matteo
Feste di Tradizione

FESTA DI SAN MATTEO EVANGELISTA

 

Per comprendere la natura del rapporto tra Salerno ed il suo Patrono è necessario compiere un excursus storico: l'apostolo Matteo nacque a Cafarnao, in Galilea, dove svolse l'attività di esattore delle tasse per conto dell'Impero Romano prima di seguire Gesù di Nazareth. Alla morte di quest'ultimo si trasferì in Etiopia dove predicò il suo Vangelo fino al martirio subito nel 69 d.C.; ivi fu ucciso, intorno al 69 d. C.

 

Nel quinto secolo, le sue spoglie furono portate nella città di Velia, sulla costa tirrenica dell'antica Lucania (oggi Cilento) e qui rimasero per quattro secoli fino a quando il monaco Atanasio, rinvenute le spoglie nei pressi di una fonte termale della città, provvide a portarle nella chiesetta di San Matteo a Casal Velino.

Nella chiesetta cilentana rimasero poco poiché vennero presto spostate nella cattedrale di Capaccio, dove furono

conservate fino al 6 maggio del 954, quando si ha l'avvenimento religioso più importante della storia sacra di Salerno: la Traslazione del corpo di San Matteo dalla cittadina della Piana del Sele alla capitale del Principato Longobardo.

 

La leggenda racconta che il giorno della traslazione del cofanetto d'argento che conteneva le reliquie di San Matteo si sia verificato "il miracolo della manna", che trasudava dal corpo del Santo venendo poi raccolta in un'anfora d'argento. Il miracolo della "Manna" si è ripetuto ogni anno il 6 di maggio ed il 21 settembre fino al 1800.

 

Dopo questo primo miracolo San Matteo ha protetto, più volte durante i secoli, la città che lo venera, come nel 1544, quando, secondo la tradizione, il Santo Patrono salvò Salerno dalla distruzione costringendo alla fuga i pirati Saraceni capeggiati da Ariadeno "Barbarossa". In segno di riconoscenza lo stemma della città venne impreziosito con la figura di San Matteo che con la mano sinistra regge il Vangelo e con la destra benedice. L'anniversario veniva ricordato ogni anno con la "Festa del Barbarossa" durante la quale si portava in processione una teca con alcune reliquie del Santo, e dopo il 19 agosto 1691, fu portato in processione il suo busto argenteo, donato dalla popolazione alla Cattedrale in ringraziamento per averla salvata dal terremoto del 1688. Da allora in poi i Salernitani si impegnarono a condurre in processione ogni anno, con gran solennità, per tutta la città, la statua del Santo Patrono.

 

Anche in occasione della peste, che si diffuse a Salerno nel 1656, San Matteo soccorse la sua fedele popolazione, quando il 20 settembre, alla vigilia della festa in suo onore, un vento caldo spostò un denso banco di nubi nere sulla città, e nel momento in cui i salernitani invocarono il nome del loro Santo Protettore una pioggia provvidenziale li bagnò allontanando il terribile flagello.

 

La celebrazione

Due sono le date importanti nella celebrazione di San Matteo: il 6 maggio, giorno in cui viene ricordata la traslazione delle reliquie; il 21 settembre, giorno della festa patronale.

In passato l'anniversario della Translazione era una celebrazione molto importante in onore della quale tutte le parrocchie di Salerno preparavano dei grandi trofei di fiori, raffiguranti il simbolo della propria chiesa. Durante la notte tra il 5 ed il 6 maggio, al suono delle campane, i trofei venivano portati in processione fino al Duomo, dove il giorno seguente veniva celebrata una messa speciale con la benedizione della popolazione cittadina. Purtroppo oggi la festa non ha più l'eco di un tempo anche se è stata parzialmente ripristinata.

 

Il fulcro della celebrazione del santo è però da sempre il 21 settembre, giorno in cui si svolge la processione che attraversa il centro storico, percorrendo Corso Vittorio Emanuele, scendendo per via Velia, per poi sfilare lungo via Roma fino alla chiesa dell'Annunziata, rientrando infine su via dei Mercanti fino al Duomo.

 

Aprono la processione le tre statue d'argento dei Santi Martiri Salernitani, Anthes, Gaio e Fortunato, simpaticamente definiti dal popolo come le "tre sorelle" di San Matteo per i loro volti dai lineamenti dolci ed i capelli lunghi. I tre giovani Santi, che vegliano sulla città insieme all'Evangelista, furono condannati a morte durante le persecuzioni diocleziane. Le spoglie dei Santi Martiri Salernitani sono custodite nell'abside centrale della cripta del Duomo, dove è conservata anche la colonna di marmo sulla quale furono decapitati i tre martiri.

Avanza poi la preziosissima statua, risalente al 1742, di San Gregorio VII, papa morto in esilio a Salerno nel 1085. A lui fu consacrata, nel 1804, la Cattedrale costruita da Roberto il Guiscardo e dedicata a San Matteo. Sull'altare di destra un sarcofago-altare accoglie in un'urna di onice le reliquie del Papa dal 1985, quando, dopo diverse traslazioni, furono nuovamente riposte dove erano state accolte dal 1614. Isolato nell'abside, il sarcofago del II secolo d. C. è tra i più solenni custoditi nella Cattedrale.

Più indietro, sorretta dalla "paranza" composta dai facchini del mercato, sfila la statua più pesante, il busto ligneo di San Giuseppe, risalente al tempo della Scuola Medica Salernitana, protettore della corporazione salernitana degli artifices.

Infine la magnifica statua d'argento di San Matteo, riccamente adornata di fiori, trasportata dai lavoratori del porto che di generazione in generazione si tramandano quest'usanza.

 

I punti salienti della processione sono rappresentati dalle varie soste che i portatori fanno con la statua dell'Apostolo. La prima benedizione del vescovo è dedicata alla la sede della Guardia di Finanza, di cui San Matteo è Patrono nazionale, essendo stato gabelliere prima della conversione. All'altezza del Palazzo della Provincia, la statua viene fatta ruotare verso il mare per una particolare benedizione. Da sempre i pescatori considerano San Matteo loro protettore, non a caso il Santo è raffigurato con lo sfondo del porto sul Panno che viene sollevato presso la Cattedrale il 21 agosto per dare ufficialmente inizio ai festeggiamenti in Suo onore. Per questa ragione la statua viene trasportata dai lavoratori del porto. Inoltre, evidenti sono le famose tre triglie d'argento che il Patrono reca in mano come ex voto. Viene poi fatta un'altra sosta nell'atrio del Comune, che ostenta una splendida vetrata decorata raffigurante proprio il Santo Patrono, dove, dopo una preghiera, viene benedetto l'edificio simbolo dell'intera città. In ultimo il ritorno per Via dei Mercanti che culmina con la corsa finale verso il Duomo. Con questo caratteristico momento i portatori esprimono l'immensa gioia con cui, nonostante la fatica del cammino, portano in trionfo la statua del loro Patrono, che addirittura fanno ruotare più volte in cima alle scale della Cattedrale per benedire e salutare i numerosi fedeli accorsi in questo giorno di solenni festeggiamenti.

 

Luogo: Centro Storico | Data: 21 Settembre (processione); 6 Maggio (celebrazione della traslazione delle reliquie)

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