Stadio Comunale Donato Vestuti
Impianti Sportivi

STADIO COMUNALE DONATO VESTUTI

(Stadio del Littorio)

 

La realizzazione del Campo sportivo del Littorio venne inserita all'interno di un più ampio piano di opere pubbliche realizzate durante il ventennio fascista.

Il primo progetto, ad opera di Camillo Guerra, ne prevedeva la realizzazione nella zona orientale, su di un'area posta a ridosso del mare. Le difficoltà nelle operazioni di esproprio fecero optare per una diversa soluzione, progettando un nuovo impianto nell'area del vecchio cimitero.

 

Il nuovo progetto porta ugualmente la firma di Camillo Guerra che però dovette lavorare su un'area irregolare e in declivio. Due furono le soluzioni proposte: la prima, del 1929, era impostata su canoni wagneriani, con un monumentale portico d'ingresso addossato alla tribuna e sormontato da due grandi statue equestri.

La seconda è definitiva soluzione era di impostazione più moderna ed allusiva all'ideologia fascista: il grande prospetto di ingresso è infatti delimitato da due torri che rimandano ai fasci littori.

 

I lavori del campo di gioco furono celeri, tanto che già nel dicembre del 1930 l'Unione Sportiva Salernitana poté utilizzarlo per le proprie attività agonistiche. Nel 1931 venne realizzato il muro di cinta e a fine del 1933 furono aperte la pista di atletica e la tribuna lungo il lato occidentale. Su quest'ultima era prevista la realizzazione di un'ampia copertura in cemento armato che però non venne mai realizzato.

Il 28 ottobre del 1934 fu infine inaugurato alla presenza del Ministro delle Comunicazioni, Umberto Puppini, in concomitanza del l'anniversario della marcia su Roma.

 

Con la caduta del regime fascista lo stadio fu rinominato Comunale ed i grandi fasci littori posti sulle due torri di ingresso furono rimossi.

Dopo la morte del giornalista salernitano Renato Casalbore, perito nella tragedia di Superga insieme alla squadra del "Grande Torino", lo stadio fu giornalisticamente chiamato Come il reporter e, nel 1952, per ovviare all'equivoco, il Comune intitolò lo stadio a Donato Vestuti, fondatore della prima squadra di calcio della città, il Salerno Foot-Ball Club (1913), e la piazza antistante a Renato Casalbore.

 

Nel 1962 lo stadio fu protagonista del film di Nanni Loy "Le Quattro Giornate di Napoli" girato tra la metropoli partenopea ed il capoluogo salernitano. Nel film lo stadio prendeva il posto dello Stadio del Vomero (oggi Arturo Collana), utilizzato dai nazisti come campo di concentramento per i rastrellamenti di rappresaglia che poi portarono alla ribellione della città di Napoli (unica città italiana a liberarsi dall'occupazione nazista senza l'intervento delle forze alleate). Lo scelta fu dettata soprattutto dalla somiglianza tra i due impianti.

 

Nel 1963 il Vestuti fu tragico protagonista della prima morte in uno stadio italiano: un rigore non assegnato provoca l'invasione di campo di uno spettatore. La reazione eccessiva delle forze dell'ordine scatena la tifoseria che forza la recinzione ed invade il campo. Per sedare i disordini le forze di polizia sparano alcuni colpi in aria ed uno di questi colpisce a morte Giuseppe Plaitano, seduto su uno degli ultimi gradini della tribuna è rimasto fuori dai disordini.

 

Nel 1980, in seguito al tremendo terremoto dell'Irpinia, diventa per alcuni giorni centro di accoglienza.

Attualmente è utilizzato da diverse compagini sportive salernitane di calcio, baseball, softball, atletica leggera e rugby. La capienza complessiva è di 9000 spettatori, il campo è lungo 110x60mt e la pista di atletica è su 6 corsie in tartan. Sono presenti anche pedane per il salto con l'asta, il salto in alto, il lancio del peso e del giavellotto ed il fossato per i 3000 siepi.

 

Indirizzo: Piazza Renato Casalbore (ingresso Tribuna); via Generale Michele Amaturo (ingresso Curva Nord; via paolo De Granita (ingresso Distinti e Curva Sud)

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